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Circa
850 anni prima della nascita di Cristo
fu Omero ad usare per al prima volta
il termine asma (in Greco: astma), descrivendo
la sensazione di soffocamento provocate
dall'ostruzione delle vie respiratorie
che affligeva Ettore: "..... nella
pianura vede Ettore disteso; intorno
a lui sono fermi i suoi uomini; egli
è preda di un atroce soffocamento,
perde conoscenza, sputa sangue ....."
(Iliade, XV Canto, traduzione di P.
Mozon). |
Seneca,
il celebre filosofo latino (4-65 d.C.)
descrive la malattia di cui soffriva
nel suo famoso "Discorso sulla
morte" come "un attacco brevissimo
e simile a una tempesta. Finisce per
lo più nel giro di un ora: e
chi mai potrebbe resistere di più
senza respirare?.... Se mi compiacessi
di questa tregua come di una guarigione
sarei ridicolo, come un imputato che
pensasse di avere vinto solamente perché
è riuscito a far rinviare il
processo.... Poi poco a poco quella
difficoltà di respiro, che ormai
cominciava ad essere affanno, veNne
a intervalli maggiori e si arrestò,
ma ha lasciato uno strascico e pur essendo
finito l'attacco, la respirazione non
è tornata nella normalità,
sento che è come rallentata e
ostacolata. Sia come sia: purchè
l'affanno non provenga dall'anima".
(dall'Agenda '99 di Federasma). |
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Il
sultano Saladino II, figlio del Grande
Saladino che aveva conquistato buona
parte del Mediterraneo, si faceva curare
l'asma da Maimonide, uno dei più
importanti medici dell'epoca. Questi
notò che il giovane soffriva
ad Alessandria e stava molto meglio
al Cairo, dove il clima è più
secco; e siccome portava i capelli corti
e non indossava mai il turbante ricondusse
al "temperamento caldo" di
Saladino II la causa dell'asma. Scrisse
così un "trattato sull'asma"
dove ammetteva di non avere cure miracolose,
ma solo consigli da eseguire scrupolosamente
per avere un discreto sollievo (dall'Agenda
'99 di Federasma). |
Nel
79 d.C., quale comandante della flotta
romana gli fu affidata la missione di
salvare le popolazioni che fuggivano
dall'eruzione del Vesuvio. Però
i suoi bronchi, che soffrivano d'asma,
non sopportarono l'inalazione delle
polveri e dei gas prodotti dal vulcano
che gli furono fatali. Suo nipote, Plinio
il Giovane, ha descritto in una lettera
a Tacito la morte dello zio: "appoggiandosi
a due servi si rialzò e subito
ricadde, suppongo perché il respiro
gli era stato impedito dalla caligine
troppo densa che gli aveva ostruito
i bronchi, per natura deboli, stretti
e soggetti ad infiammazione. (dall'Agenda
'99 di Federasma). |
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Charles H. Blackley, medico inglese
nato nel 1820 e morto nel 1900, fu il
primo a dimostrare la natura allergica
della rinocongiuntivite. Egli stesso
era un soggetto malato di Hay-Fever,
la rinocongiuntivite primaverile, ed
eseguì su se stesso le prime
prove allergiche che la storia ricordi,
mediante scratch test, un metodo usato
fino a pochi ani fa. Egli prima graffiò
la pelle dell'avambraccio e poi vi spruzzò
sopra il polline prodotto da una spiga
di cereale (una graminacea): ottenne
una reazione con gonfiore, rossore,
prurito.
Fu anche il primo aerobiologo perchè
per primo catturò i pollini presenti
in atmosfera mediante una carta adesiva
attaccata su alcuni aquiloni per poterli
poi studiare al microscopio. Inventò
inoltre un apparecchio che filtrava
l'aria e respirando mediante 2 cannuccie
il particolato filtrato ottenuto, dimostrò
la natura allergica dei suoim disturbi.
Anche in ciò fu pioniere: aveva
eseguito il primo test di provocazione.
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