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NORME GIURISPRUDENZIALI
a cura del dott. Tommaso Nasello


· Art. 32 della Costituzione:
" La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti…..".

· Art. 41 della Costituzione:
"L'iniziativa privata è libera . Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana……".

La Costituzione italiana impone la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività.
Essa stabilisce, inoltre che, l'iniziativa economica privata non deve recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. I datori di lavoro devono quindi prestare la massima attenzione per la protezione della salute e dell'integrità fisica dei lavoratori.

· Art. 2087 del C.C.:
"L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro."

Tale disposizione vale a supplire alle lacune di una normativa che non può prevedere ogni fattore di rischio, ha una funzione sussidiaria rispetto a quest'ultima oltrechè di adeguamento di essa al caso concreto.

· Art. 9 del D.P.R. 19 marzo 1956, n. 303, modificato dall'art. 16 del D. L.vo 19 marzo 1996, n. 242 :
Aerazione dei luoghi di lavoro chiusi.
1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche ottenuta con impianti di areazione (*).
2. Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò è necessario per salvaguardare la salute dei lavoratori.
3. Se sono utilizzati impianti di condizionamento dell'aria o di ventilazione meccanica, essi devono funzionare in modo che i lavoratori non siano esposti a correnti d'aria fastidiosa.
4. Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare un pericolo immediato per la salute dei lavoratori dovuto all'inquinamento dell'aria respirata deve essere eliminato rapidamente (**).

(*) Comma così modificato dall'art. 16, d.lg. 19 marzo 1996, n. 242.
(**) Articolo così sostituito dall'art. 33, d.l.vo 19 settembre 1994, n. 626.

Il suddetto articolo stabilisce la necessità che i lavoratori "dispongano di aria salubre in quantità sufficiente, anche ottenuta con impianti di aerazione".

· Art. 9 Legge 20 maggio 1970, n. 300. (Statuto dei lavoratori).
Tutela della salute e dell'integrità fisica.
I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità.
Mediante tale normativa si sancisce il diritto dei lavoratori a controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.

· Legge 11 novembre 1975, n. 584.
Divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto pubblico.

Tale legge ha dato finalmente attuazione, dopo circa trent'anni, al principio costituzionale del diritto alla salute introducendo, per la prima volta, il divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto pubblico. Rappresenta una tappa importante verso la consapevolezza dei danni del fumo passivo.
Il legislatore ha posto un generico e assoluto divieto di fumo nei seguenti locali:

Articolo 1, lettera a)
¨ corsie degli ospedali;
¨ aule delle scuole;
¨ autoveicoli di proprietà dello Stato, di enti pubblici e di privati concessionari;
¨ metropolitane;
¨ sale di attesa delle stazioni ferroviarie, autofilotranviarie, portuali-marittime, aeroporti;
¨ compartimenti ferroviari riservati ai non fumatori, compartimenti a cuccette e carrozze letto.

Articolo 1, lettera b)
¨ locali chiusi che siano adibiti a pubblica riunione;
¨ sale chiuse di spettacolo cinematografico o teatrale;
¨ sale chiuse da ballo;
¨ sala corse;
¨ sale di riunione delle accademie;
¨ musei;
¨ biblioteche e sale di lettura aperte al pubblico;
¨ pinacoteche e gallerie d'arte pubbliche o aperte al pubblico.

Si può ottenere l'esenzione dall'osservanza della legge se è presente un impianto di condizionamento dell'aria o di ventilazione autorizzato dal Sindaco, sentito l'Ufficiale Sanitario.
Di particolare interesse risulta anche l'articolo 2, nel quale vengono individuati i soggetti cui compete la responsabilità di fare rispettare il divieto, e cioè:, coloro cui spetta per legge, regolamento o disposizione di autorità assicurare l'ordine all'interno dei locali elencati nell'articolo 1 (lettere a e b); ed inoltre, i conduttori dei locali di cui alla lettera b) dello stesso articolo 1.
Su tali soggetti incombe, inoltre, l'obbligo di fare apporre, in posizione visibile all'interno dei locali stessi, i cartelli che, oltre alla scritta: vietato fumare, devono contenere l'indicazione della norma, della sanzione prevista per i trasgressori e del soggetto cui spetta vigilare sull'osservanza del divieto e ad accertare le infrazioni.
Occorre evidenziare anche l'articolo 7 di tale legge, che rappresenta, come ogni norma giuridica vuole, il momento sanzionatorio dell'errato comportamento umano. Tale articolo, modificato da ultimo con l'articolo 52, comma 20 della legge finanziaria per il 2002, ha stabilito che a decorrere dal 1° gennaio 2002 l'importo delle sanzioni per i trasgressori è aumentato, ed è pari ad una somma che varia da euro 25 ad euro 250. Gli importi sembrerebbero più adeguati rispetto al passato, quando erano pari all'equivalente di circa, 2,00 euro nel minimo e 5,00 euro nel massimo ed avevano, ovviamente, uno scarsissimo potere deterrente
Tra gli altri, con l'ultimo intervento normativo, veramente in controtendenza rispetto al passato, è previsto che la misura della sanzione sia raddoppiata, se la violazione del divieto avviene in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza od in presenza di lattanti o di bambini fino a dodici anni.
L'inasprimento del regime sanzionatorio è avvenuto anche nei confronti dei soggetti che hanno l'obbligo di fare rispettare il divieto. Infatti, nei loro confronti è adesso previsto, in caso di inadempimento degli obblighi di legge, il pagamento di una sanzione amministrativa da euro 200 ad euro 2.000, prima l'equivalente era da euro 10 ad euro 50 circa. Quindi finalmente, anche questo aspetto non secondario, di sanzioni adeguate per garantire un'efficace azione deterrente, fa presagire una più incisiva volontà di risoluzione del problema fumo.
La violazione, quando sia possibile, deve essere contestata immediatamente
Se il pagamento non avviene si deve presentare rapporto al Prefetto il quale mediante un'ingiunzione prefigge un termine per il pagamento.
Gli interessati possono fare ricorso al Pretore contro l'ingiunzione ( la sentenza è inappellabile).

· D. L.vo 19 settembre 1994, n. 626.
Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.

Art. 64. Misure tecniche, organizzative, procedurali.
Il datore di lavoro: …. b) limita al minimo possibile il numero dei lavoratori esposti o che possono essere esposti ad agenti cancerogeni, anche isolando le lavorazioni in aree predeterminate provviste di adeguati segnali di avvertimento e di sicurezza, compresi i segnali <<vietato fumare>>, ed accessibili soltanto ai lavoratori che debbono recarvisi per motivi connessi con la loro mansione o con la loro funzione. In dette aree è fatto divieto di fumare;

Art. 65. Misure igieniche.
…2. E' vietato assumere cibi e bevande o fumare nelle zone di lavoro di cui all'art. 64, lettera b).

La suddetta normativa dispone che il datore di lavoro, "in relazione alla natura dell'attività dell'azienda ovvero dell'unità produttiva", deve valutare, anche "nella sistemazione dei luoghi di lavoro", i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, "adottare le misure necessarie", e "aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e della sicurezza", riaffermando l'obbligo di "adeguare i luoghi di lavoro alle prescrizioni di sicurezza e di salute".
L'ordinamento ha previsto, inoltre, una tutela di carattere penale. Ai sopra ricordati obblighi del datore di lavoro, corrispondono, infatti, in caso di omissione-violazione delle norme del D.L.vo 626/94, le sanzioni penali dell'arresto fino a sei mesi e quella dell'ammenda fino a otto milioni.
Se il datore di lavoro non predispone il documento di valutazione dei rischi, o lo predispone carente nell'individuazione degli stessi (art. 3 e 4 D.L.vo 626/94), rischia la pena dell'arresto da 3 a 6 mesi o l'ammenda da 3 a 8 milioni. Soggiace alla stessa pena se non adotta le misure di prevenzione e non le aggiorna ai mutamenti organizzativi anche in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione.

· La Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 dicembre 1995.
Divieto di fumo in determinati locali della pubblica amministrazione o dei gestori di servizi pubblici.

Ha sancito il divieto del fumo in determinati locali della pubblica amministrazione o dei gestori di servizi pubblici. La direttiva è stata emanata in seguito a due pronunce dei giudici amministrativi che hanno interpretato estensivamente le norme della Legge n. 584/75.
a) Il divieto di fumo viene esteso a tutte le amministrazioni pubbliche-private, in qualche modo, esercenti pubblici servizi a titolo di concessione o appalto o convenzione o accreditamento.
b) Quindi il divieto di fumo viene esteso a tutti i locali aperti al pubblico (per definizione, quello al quale la generalità degli amministrati e degli utenti accede, senza formalità e senza bisogno di particolari permessi negli orari stabiliti - oltre alle scuole e agli ospedali).
c) Pertanto nei locali nei quali si applica il divieto di fumo saranno apposti cartelli con l'indicazione del divieto stesso nonchè l'indicazione della relativa norma, delle sanzioni applicabili, del soggetto cui spetta vigilare sull'osservanza del divieto e dell'autorità cui compete accertare le infrazioni.
d) I Dirigenti devono individuare le persone incaricate di procedere alla contestazione di eventuali infrazioni, di verbalizzare e di riferirne alle autorità competenti. Per i locali privati la segnalazione va rivolta ai pubblici ufficiali ed agenti competenti. (art.13 L.24.11.81 n. 689).
Il rapporto va presentato al Prefetto.

Tale disposizione, tuttavia, deve oggi essere applicata in maniera conforme ai sopravvenuti indirizzi espressi dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 1034 del 27 ottobre 1988.
I giudici costituzionali hanno, infatti, affermato che non spetta allo Stato indicare gli uffici competenti a ricevere il rapporto ex legge n. 689/81 quando le violazioni siano attinenti a materie di competenza regionale.
In particolare, relativamente al divieto di fumo sui mezzi di trasporto tranviario e delle ferrovie in concessione, nonchè nei locali adibiti allo stesso servizio di trasporto, la sentenza ha precisato che, quando l'infrazione è inerente ad attività affidate, a titolo proprio o di delega alle Regioni a norma dell'art.9 del D.P.R. n.616/77, la competenza a ricevere il rapporto deve essere imputata agli organi dalla stessa individuati.
Lo stesso principio è stato affermato dalla Corte con riguardo al divieto di fumo nei locali chiusi di cui l'art. 1 della legge n. 584/75, "quando la proibizione di fumare si riferisce a luoghi, locali o mezzi sui quali si esercita la competenza regionale (come ad esempio, le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, i musei e le biblioteche affidate alle Regioni)….".
Pertanto il rapporto va inviato alla Regione quando la violazione sia stata rilevata:
a) nell'ambito dei servizi di trasporto pubblico rientranti nella competenza regionale;
b) nell'ambito di luoghi, locali o mezzi sui quali le regioni esercitano competenze proprie o delegate; in questa categoria rientrano le strutture sanitarie pubbliche.
c) nell'ambito degli uffici o delle strutture della Regione o delle aziende o istituzioni da essa dipendenti.
Tale interpretazione è stata data dal Ministero dell'Interno con Circolare n. 68 del 2 aprile 1996.

· Corte Costituzionale, sentenza 11-20 dicembre 1996, n. 399.
Salute. Tutela della salute dei non fumatori contro i danni del cosiddetto fumo passivo. Salute dei lavoratori sul luogo di lavoro……..

Anche la Corte Costituzionale è intervenuta a sancire la tutela della salute dei lavoratori contro i rischi derivanti dal fumo.
Con la sentenza n. 399 del 1996 ha affermato che: "se pur non è ravvisabile nel nostro diritto positivo un divieto assoluto e generalizzato di fumare in ogni luogo di lavoro chiuso, non si può disconoscere che nell'ordinamento già esistono disposizioni intese a proteggere la salute dei lavoratori da tutto ciò che è atto a danneggiarla, ivi compreso il fumo passivo".
La sentenza afferma che se alcune norme prescrivono legislativamente il divieto assoluto di fumare in speciali ipotesi ciò non esclude che "da altre disposizioni discenda la legittimità di analogo divieto con riguardo a diversi luoghi e secondo particolari circostanze concrete", e che "è inesatto ritenere, comunque, che altri rimedi voluti dal vigente sistema normativo siano inidonei alla tutela della salute dei lavoratori anche rispetto ai rischi del fumo passivo".
La Corte Costituzionale individua , quindi, negli artt. 32 e 41 della Costituzione, nell'art. 2087 del c.c., negli art. 1, 4, e 31 del D.L.vo n. 626/94, nonchè nell'art. 9 del D.P.R. n. 303/56, come modificato dall'art. 16 del D.L.vo n. 242/96, ed infine nell'art. 9 della L. n. 300 del 1970 cui si collegano gli art.18 e 19 del D.L.vo N.626/94 già citato, le norme che apprestano una tutela per la salute dei lavoratori all'interno dei luoghi di lavoro, anche dai rischi che ad essi possono derivare dal fumo passivo.
La sentenza sancisce quindi:
a) la tutela della salute dei non fumatori contro i danni del cosiddetto fumo passivo;
b) la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro;
c) il divieto di fumare nei luoghi di lavoro chiusi;
d) la assoluta esigenza di non ledere, né porre a rischio, la salute altrui e il diritto del lavoratore a chiamare il datore di lavoro innanzi al giudice per l'accertamento di eventuali responsabilità.

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Per concludere, si può dire che, assistiamo ad un crescente interessamento sull'argomento da parte delle Istituzioni che, soprattutto con gli ultimi interventi legislativi hanno creato le condizioni ottimali affinché le norme potessero avere un maggiore potere deterrente rispetto al passato. Anche se ci piacerebbe affidare ad un crescente e rinnovato senso civico dei cittadini-fumatori piuttosto che alla minaccia delle sanzioni, l'affermazione del diritto alla salute.

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