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RAST
RICERCA IgE SPECIFICHE
E. Errigo, Malattie allergiche, Lombardo,
Roma, 2000
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L'impiego di test di laboratorio in vitro, con varie metodiche
introdotte negli ultimi decenni, ha comporto certamente significativi
progressi nella diagnostica delle sindromi allergiche IgE mediate.
Tra i vantaggi di questi test, globalmente considerati, vanno
indicate soprattutto la sensibilità e la specificità
notevolmente elevate, la buona riproducibilità, l'assolute
innocuità per il paziente; gli svantaggi si riassumono,
in pratica, nel costo relativamente elevato.
Va tuttavia sottolineato che, in particolare negli ultimi anni,
si è abusato, in maniera del tutto irrazionale, di queste
indagini, spesso inutilmente richieste ed a volte non adeguatamente
eseguite o erroneamente interpretrate.
Allo stato attuale delle conoscenze, l'indagine in vitro che
riveste un reale significato nella pratica clinica è
rappresentata essenzialmente dalla ricerca di IgE specifiche
verso uno o più allergeni, soprattutto con tecniche radioimmunologiche
o immunoenzimatiche, mentre, come sarà esposto in seguito,
la determinazione dei valori delle IgE seriche totali, appare
di minore significato clinico. Altre indagini (ricerca di IgG
specifiche e delle loro sottoclassi, caratterizzazone del profilo
della reattività anticorpale specifica verso distinti
determinanti antigenici di un allergene, dosaggi dei vari mediatori,
etc.) sono state recentemente semplificate ed introdotte nella
pratica clinica; altre ancora (valutazione della sintesi spontanea
di IgE specifiche da colture linfocitarie, etc.), invece, rimangono
appannaggio di pochi laboratori specializzati.
La dimostrazione di IgE specifiche sieriche verso un determinato
allergene può consentire la diagnosi eziologia in vitro
di una malattia allergica.
Numerosi immunoassay (radioimmunologici, immunoenzimatici, fluorimetrici,
test di agglutinazione o di precipitazione), basati sull'impiego
di differenti metodi ed immunoreagenti, sono stati proposti
per la ricerca di IgE sieriche verso uno o più allergeni.
PRINCIPALI SISTEMI IMMUNOENZIMATICI DISPONIBILI IN ITALIA PER LA DETERMINAZIONE DELLE IgE SPECIFICHE |
Metodiche basate sulla marcatura anti-IgE |
Metodica |
Allergeni a fase solida |
Anticorpi anti-IgE marcati |
Substrato |
Lettura |
Standardizzazione |
| ENEASYSTEM |
Adesi a una fase solida in PVC (ACE) |
Policlonali, coniugati con ureasi |
Urea |
Fotometrica |
Curve specifiche per famiglie di allergeni |
| UNICAP |
Adesi ad un derivato di cellulosa attivato con bromuro di cianogeno |
Mix di policlonali e monoclinali coniugati con b-galattosidasi |
Metil-umbelliferil-galattoside |
Fluorimetrica |
IgE totali
(WHO 75/502) |
| FAST |
Adesi a micropiastre |
Monoclinali, coniugati con fosfatasi alcalina |
Metil-umbelliferil-fosfato |
Fluorimetrica |
IgE totali
(WHO 75/502) |
| HI-TEC |
In fase solida, predispensati in tubi |
Fosfatasi alcalina |
Para-nitrofenilfosfato |
Fotometrica |
IgE totali
(WHO 75/502) |
| AlaSTAT |
In fase liquida |
Perossidasi |
Tretametilbenzidina |
Fotometrica |
IgE totali
(WHO 75/502) |
| CLAS |
In fase liquida |
Perossidasi |
Tretametilbenzidina |
Fotometrica |
IgE totali
(WHO 75/502) |
| Magic Lite SQ |
Adesi a particelle paramagnetiche |
Monoclonali, coniugati con estere acridinio |
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Luminometrica |
Curva di G6 |
| ACCESS |
In fase liquida, adesi a particelle paramagnetiche |
Legati a fosfatasi alcalina |
Dioxetano |
Luminometrica |
IgE totali
(WHO 75/502) |
| MATRIX |
Pannelli prefissati di allergeni |
Coniugati con fosfatasi alcalina |
Bromo-cloro-indolil-fosfato |
Fotometrica |
Curva per ciascun allergene |
Metodiche basate sulla marcatura dell'allergene |
Metodica |
Anti-IgE e fase solida |
Allergeni marcati |
Substrato |
Lettura |
Standardizzazione |
| Immulite |
Tubi con biglie coattate con anti-IgE |
In fase liquida, coniugati con fosfatasi alcalina |
Adamantil-dioxetano fosfato |
Luminometrica |
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| ALLERTECH |
Micropozzetti coattati con anti-IgE |
Allergeni in fase liquida biotinilati/streptavidina-perossidasi |
Tetrametilbenzidina |
Fotometrica |
IgE totali
(WHO 75/502) |
| CARLA |
Micropozzetti coattati con anti-IgE |
Allergeni in fase liquida biotinilati/streptavidina-perossidasi |
Tetrametilbenzidina |
Fotometrica |
IgE totali
(WHO 75/502) |
| REALTEST |
Micropozzetti coattati con anti-IgE |
Allergeni in fase liquida biotinilati/streptavidina-perossidasi |
Tetrametilbenzidina |
Fotometrica |
IgE totali
(WHO 75/502) |
In pratica si possono distinguere fondamentalmente due tipi
di metodiche:
1. Metodiche basate sulla marcatura di anti-IgE (metodi sandwich),
con impiego di sistemi allergene-fase solida e con marcatura
di anti-IgE con tecniche radioimmunologiche o immunoenzimatiche.
Queste metodiche, che hanno avuto il loro sviluppo con il RAST,
sono quelle ancora più largamente impiegate nella pratica
clinica. E' da rilevare che con queste metodiche le IgE reagiscono
come anticorpi (frammento Fab).
2. Metodiche basate sulla marcatura dell'allergene (antigen
binding assays), con impiego di anti-IgE su fase solida, cui
si legano le IgE, totali e specifiche. Le prime metodiche (PTRIA,
radioimmunodiffusione, etc.), risultavano notevolmente indaginose,
per cui per lungo tempo sono state utilizzate quasi esclusivamente
a fini di ricerca. Negli ultimi anni sono state, però,
introdotte alcune metodiche "a cattura", che prevedono
l'uso di micropiastre cui sono legate le anti-IgE.
Per quanto riguarda i test radioimmunologici, il RAST (RadioAllergoSorbent
Test) ha rappresentato la prima metodica introdotta in campo
applicativo.
La tecnica consiste nel porre il siero del paziente in esame
a contatto con un allergene coniugato con legame di covalenza
ad una fase solida (disco di carta o di polimero insolubile,
microsfere, etc.); se il siero contiene IgE specifiche verso
quel determinato allergene, esse si legano all'allergene stesso.
Dopo un lavaggio (per asportare altre IgE sieriche, non specifiche
per quell'allergene), vengono aggiunti anticorpi anti-IgE marcati
con I125 che si fissano alle IgE specifiche eventualmente presenti,
a loro volta fissati all'allergene. Si viene così a formare
un complesso fase solida-allergene-IgE specifiche-anticorpi
anti-IgE marcati. Si misura la radioattività del complesso
con un gamma-counter: maggiore è la radioattività,
maggiore è la quantità di IgE specifiche che si
trova nel campione in esame. Numerosi sistemi sono stati immessi
in commercio (Phadebas RAST, Riallergy Specific E, CAP, etc.).
In seguito sono state introdotte nella pratica e si sono rapidamente
affermate numerose metodiche immunoenzimatiche (ELISA e varianti)
per la determinazione di IgE specifiche, fondamentalmente analoghe
nei principi generali a quelle radioimmunologiche, ma con enzimi
quali marcatori in alternativa ai radioisotopi.
I vantaggi di queste metodiche sono soprattutto di ordine pratico:
i coniugati risultano stabili e possono essere conservati per
lungo tempo; le procedure tecniche sono del tutto esenti da
rischi per il personale che le applica; il materiale necessario
può anche essere limitato ad apparecchiature abbastanza
economiche; essendo peraltro possibile il ricorso a strumentazioni
di alta precisione e automatizzate. La sensibilità, la
specificità, e la riproducibilità delle metodiche
immunoenzimatiche appaiono sovrapponibili a quelle delle metodiche
radioimmunologiche. A parità di fase solida o liquida
e di qualità dell'antisiero, si osserva infatti un'ottima
concordanza tra test radioimmunologici ed immunoenzimatici;
questa concordanza diminuisce, soprattutto nei casi con positività
borderline, quando si effettuino comparazioni tra tecniche radioimmunologiche
ed immunoenzimatiche con kit di ditte produttrici diverse, in
ragione delle differenze esistenti nella qualità degli
allergeni-fase solida e degli antisieri.
I sistemi immunoenzimatici attualmente disponibili per la determinazione
delle IgE specifiche presentano numerose differenze:
· Marcatura di anti-IgE (sistemi sandwich) o dell'allergene
(sistemi a cattura)
· Allergeni in fase solida o in fase liquida
· Differenti caratteristiche del supporto cui sono adesi
gli allergeni (PVC, cellulosa, dischi di carta, biglie, sfere
di polistirene, pozzetti di micropiastre, etc.).
· Differenti modalità di attivazione del supporto
(coattazione passiva, bromuro di cianogeno, etc.).
· Differenti antisieri (anticorpi monoclinali o policlonali
anti-IgE)
· Differenti enzimi coniugati alle IgE o agli anticorpi
anti-IgE (ureasi, b-galattosidasi, fosfatasi alcalina, per ossidasi,
etc.).
· Differente substrato (urea, etc.).
· Differente indicatore dell'avvenuta reazione porpora
di bromocresolo per una lettura fotocolorimetrica o adamantil-dioxetano
fosfato per una lettura in chemiluminescenza).
· Differente modalità di lettura dei risultati
(fotocolorimetria o chemiluminescenza).
Senza entrare nei dettagli, deve essere sottolineato che, più
che la tipo di test o di marcatore, la sensibilità e
la specificità delle varie metodiche risultano legate
alla qualità della fase solida o liquida, dell'allergene
e dell'antisiero utilizzati.
Sia per i test radioimmunologici che per quelli immunoenzimatici è necessario eseguire confronti con preparazioni standard
di controllo contenenti IgE specifiche per quel determinato
allergene in concentrazioni diverse.
Mediante il confronto con queste preparazioni standard di controllo è possibile effettuare, entro certi limiti, una valutazione
quantitativa delle IgE specifiche (in kU/l o in UI/ml) presenti
nel siero del paziente in esame verso un determinato allergene,
cioè stabilire classi di positività per ciascun
allergene.
La classe 0 è negativa (cioè nel campione in esame
non sono svelabili anticorpi specifici verso quell'allergene),
la classe 1 è da considerare molto dubbia, mentre le
classi comprese tra 2 e 6 sono da considerare positive (tanto
più alta è la classe, tanto più alto è il livello di IgE specifiche per un determinato allergene).
Analogamente a quanto segnalato per i test cutanei deve essere
ricordato che non sempre la determinazione quantitativa delle
IgE specifiche è correlata al grado della sensibilizzazione
e, tanto meno, alla gravità della sindrome clinica. Infatti,
si possono osservare allergopatie gravi con una modesta positività
di IgE specifiche (ad esempio classe 2) e, viceversa, sindromi
clinicamente lievi con intensa positività ai test sierologici
specifici (ad esempio classe 3 o 4).
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