RICERCA IN UN NOSOCOMIO VENETO
SUI LIVELLI DI INQUINANTI DI SIGARETTE ANCHE IN OSPEDALE,
SI SALVA SOLO LA SALA OPERATORIA

Di Silvia Baglioni in Salute, 27 Novembre 2003

Si è svolta a Padova la quinta conferenza europea della Società per le ricerche sulla nicotina e il tabacco (Socity for research on Nicotine and Tobacco - SRNT), organizzata in collaborazione con l'Associazione Scientifica Interdisciplinare Italina per lo studio delle malattie respiratorie - AIMAR.
L'unica terapia possibile è la disassuefazione dal fumo. E' questo, spiega Stafano Nardini, primario di Pneumo-tisiologia all'Ospedale di Vittorio Veneto, il messaggio più chiaro emerso dal convegno. La srtada da battere è la prevenzione sia primaria, per disincentivare la diffusione del tabagismo, sia secondaria, per prevenire i tumori del polmone.
Eppure anche tra il personale sanitario non si è ancora consolidata una cultura contro il fumo. Lo dimostra uno studio-campione svolto in uno ospedale veneto. "Entrando in un bar o cenando in un ristorante, spiega il dottor Giovanni Invernizzi, Unità Operativa per i Danni da Fumo dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, capita spesso di respirare un'aria molto simile a quella di un incrocio stradale nelle ore di punta. Nonostante la presenza degli impianti di ventilazione, il fumo di tabacco (come altre sorgenti organiche di combustione) satura velocemente l'ambiente di particelle estremamente fini dal diametro inferiore a 2.5 micron, provocando un aumento di quelle "polveri sottili" (PM10: pericoloso per la salute a certe concentrazioni) che mandano in tilt le centraline anti-smog".
Studi compiuti negli ultimi tre anni dall'Istituto Nazionale dei Tumori e dalla Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) hanno consentito di verificare che in molti luoghi dove si fuma la soglia di PM10 stabilita per l'aria esterna viene superata di parecchie volte, esponendo così a grave rischio la salute di tutti anche di chi ha scelto di non fumare. Fino ad oggi, però, nessuno aveva pensato di misurare la presenza sulle polveri sottili in una struttura sanitaria. I dati raccolti monitorando durante una intera giornata i livelli di particolato fine in vari ambienti di un ospedale veneto (dove i tecnici si sono recati senza preavviso) dimostrano che l'inquinamento da PM10 nelle sale operatorie e nei reparti di rianimazione è sotto la soglia stabilita dalla legge, ma in certi ambienti sono stati riscontrati livelli elevati di particolato fine da imputare al fumo di sigaretta:
"Ciò conferma, conclude Nardini, che negli ospedali il tabagismo non è stato debellato e lo stesso personale sanitario a volte risulta scarsamente preparato sul fumo di sigaretta e i suoi effetti".