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FUMO E SPORT

una dipendenza che può essere vinta muovendosi di più
SPORT, NON MANDATELO IN FUMO
l’attività fisica non attenua i danni del tabacco, ma aiuta chi vuole smettere


Lo sport ha lo stesso effetto di stimolo dei mediatori del benessere e serve per resistere alle crisi di astinenza.
E’ un aneddoto che, come tutti quelli che si tramandano, nasconde all’origine il suo briciolo di verità. Secondo una leggenda risaputa tra chi si occupa di lotta al fumo, mezzo secolo fa le spedizioni alpinistiche reclutavano i partecipanti tra i fumatori, perché si riteneva avessero una maggiore attitudine e consuetudine alla carenza di osiigeno.
Il dettaglio verosimile ed interessante della vicenda è la mentalità che si può leggere tra le righe dell’episodio. La convinzione che l’attività fisica possa controbilanciare i danni dal fumo è dura da combattere. E’ vero l’esatto contrario: i fumatori sono penalizzati in partenza perché il monossido di carbonio (CO: prodotto della combustione come il gas di scarico delle automobili) riduce l’ossigenazione del sangue, provoca un incremento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa e riduce la capacità respiratoria complessiva. L’attività fisica, al contrario, diventa fondamentale quando si è deciso di smettere perché il movimento da un aiuto immediato e apporta una serie di benefici.
Dopo 2 soli giorni dall’ultima sigaretta, la nicotina ed i suoi metabolici spariscono dall’organismo, ma già dopo 12 ore i polmoni funzionano meglio.
Lo sportivo ha l’immediata consapevolezza che c’è in atto un miglioramento e questo rinforza la sua decisione e lo aiuta a perseverare. Inoltre la produzione di endorfine, stimolarta dall’attività fisica, può aiutare ad arginare la mancanza di fumo; infatti lo sport ha lo stesso effetto di stimolo dei mediatori del benessere e serve per resistere alle crisi di astinenza.

SPORT E PUBBLICITA’ ALLE SIGARETTE
cattivi esempi e pubblicità

Numerosi sportivi Hanno acceso la loro prima sigaretta in vista del loro debutto agonistico. E questo per due ragioni: i cattivi esempi e la pubblicità. E’ difficile educare un giovane a non fumare se lo stesso allenatore in panchina scarica la tensione fumando. Il potere deduttivo della pubblicità, invece, è stato dimostrato da una ricerca inglese che ha evidenziato come il numero dei ragazzi fumatori fosse quasi il doppio tra i giovani tifosi di F1 rispetto ai compagni appassionati di altri sport.
Offrire ai gruppi sportivi giovanili la possibilità di un monitoraggio del monossido di carbonio (CO) sugli atleti, potrebbe essere uno screening che, ripetuto nel tempo, completerebbe la visita medico sportiva e aumenterebbe l’efficacia degli interventi di prevenzione.

FUMO E MONDO DEL CALCIO

In uno studio su calciatori e allenatori di serie A e B in Francia nel 1994 si è verificato che fumo il 19% degli allenatori, il 14% è ex fumatore e il 67% non ha mai fumato. Tra i calciatori il 36% fuma, solo il 3% ha smesso e il 61% non ha mai fumato. Ben il 58% degli allenatori e il 39% dei giocatori pensano che fumo e sport siano compatibili.

FUMO, DANNI E ATTIVITA’ FISICA

- Il monossido di carbonio (CO) disturba la funzione dell’emoglobina del sangue, occupando lo spazio in cui viene trasportato l’ossigeno. Di conseguenza i muscoli si stancano più rapidamente.
- I polmoni producono catarro e respirare diventa più difficoltoso.
- Le frequenti bronchiti peggiorano le prestazioni fisiche.
- Fumare sovraccarica il cuore e il sistema circolatorio, quindi aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa.


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