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Circolare "Veronesi"
MINISTERO DELLA SANITA'
- Circolare 28.03.01 n. 4 Interpretazione ed applicazione delle leggi vigenti in materia di divieto di fumo

Elenco esemplificativo dei locali in cui si applica il divieto di fumo.

Un'altra importante fonte normativa in relazione al divieto di fumo è la Circolare 28-03-2001 n.4 del Ministero della Sanità (ora della Salute), che rappresenta il tentativo concreto di mettere ordine in una materia che cominciava ad essere molto frammentata.
La circolare inizia affermando che l'ordinamento giuridico italiano contiene varie norme dirette a tutelare la salute, come sancito dall'articolo 32 della Costituzione, dai rischi connessi all'esposizione anche passiva al fumo, alcune delle quali, vigenti già da un ventennio, non sono adeguatamente applicate, sia per una sottovalutazione dei rischi del fumo, sia a causa di dubbi interpretativi ed applicativi.
In pratica la circolare fotografava la situazione in atto al momento della sua emanazione, prendeva atto delle cose fatte, si prefiggeva scopi chiarificatori e soprattutto di migliorare l'applicazione delle norme disciplinanti l'argomento.
Partendo dai quesiti posti da vari soggetti interessati in ordine all'applicazione della Legge 584/75 e della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 14-12-1995, il Ministero della Sanità ha ritenuto di fare alcune precisazioni importanti.
Per prima cosa la circolare fornisce un elenco esemplificativo molto dettagliato dei locali nei quali si applica il divieto di fumo, specificando quello già contenuto nella Legge 584/75 come meglio interpretato dalla sentenza n. 462/1995 del T.A.R. del Lazio:
- Ospedali ed altre strutture sanitarie (corsie, corridoi, stanze per l'accettazione, sale d'aspetto e più in generale locali in cui gli utenti richiedono un servizio - pagamento ticket, richieste analisi, ecc….);
- Scuole di ogni ordine e grado, comprese le università (aule, corridoi, segreterie studenti, biblioteche, sale di lettura, bagni, ecc….);
- Uffici degli Enti territoriali quali Regioni, province e comuni; uffici di altre amministrazioni a livello territoriali: uffici del catasto; uffici collocamento; ecc….);
- Uffici postali (locali di accesso agli sportelli, corridoi, ecc….);
- Distretti militari ed altri uffici dell'amministrazione della difesa aperti al pubblico (uffici di certificazione, uffici informazioni e relazioni con il pubblico, ecc….);
- Uffici IVA, uffici del registro;
- Uffici di Prefetture, Questure e Commissariati, uffici giudiziari);
- Uffici delle società erogatrici di servizi pubblici;
- Banche, relativamente ai locali in cui si svolgono servizi per conto della pubblica amministrazione (riscossione imposte e sanzioni pecuniarie, tesoreria per enti pubblici).

Competenze dei dirigenti in ordine all'applicazione del divieto di fumo.

In ordine al divieto di fumo la legge 584/75 ha posto delle incombenze specifiche nei confronti dei dirigenti preposti alle strutture amministrative e di servizio e dei responsabili delle strutture private. Devono, infatti, individuare con atto formale, i locali della struttura cui sono preposti, all'interno dei quali devono essere apposti i cartelli con la scritta "vietato fumare".
E' quindi un preciso obbligo che fa capo a tali soggetti che devono predisporre i cartelli di divieto completi delle indicazioni fissate dalla direttiva e che sono:
- divieto di fumo;
- indicazione della norma che impone il divieto (legge n. 584/1975);
- sanzioni applicabili;
- soggetto cui spetta vigilare sull'osservanza del divieto e ad accertare le infrazioni (nominativo del funzionario preposto dal dirigente, con atto formale, alla vigilanza sul divieto di fumo nonché all'accertamento dell'infrazione nei locali ove è posto il cartello di divieto. Qualora non si sia proceduto a tale nomina, il nome del dirigente responsabile della struttura pubblica ai sensi di legge e dei regolamenti).
La direttiva precisa che tali dirigenti in virtù dell'autonomia regolamentare e disciplinare delle strutture cui sono preposti, possono estendere il divieto a luoghi diversi da quelli previsti dalla legge 584/75, purchè all'interno di tali locali vengano apposti i cartelli di divieto.
I funzionari preposti, formalmente nominati, ove, dopo la contestazione e la verbalizzazione non ricevano riscontro dell'avvenuto pagamento da parte del trasgressore, hanno l'obbligo di fare rapporto all'autorità competente, che nella maggior parte dei casi è il prefetto, affinché questi irroghi la sanzione.
Nei locali di concessionari di pubblici servizi, i soggetti obbligati a vigilare sul divieto sono coloro cui spetta per legge, regolamento o disposizione d'autorità assicurare l'ordine all'interno dei locali.
Nei locali privati ad es.: cinema, teatri, sale da ballo, ecc…, i soggetti obbligati a fare rispettare il divieto sono i conduttori di tali locali.

Applicazione della Sanzione.

L'articolo 7 della L. 584/75, nella nuova formulazione recentemente introdotta, stabilisce che i trasgressori del divieto sono soggetti alla sanzione amministrativa per un importo che può variare da 25 fino a 250 euro, la sanzione è raddoppiata se la violazione avviene in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o di bambini fino a 12 anni.
Coloro che hanno il dovere di fare rispettare il divieto e non ottemperano a tale obbligo sono soggetti ad una sanzione che varia da 200 a 2.000 euro.
Il dettato normativo sembra chiaro, è l'applicazione concreta di tali sanzioni che ha generato delle incertezze. La circolare del Ministero della Sanità è intervenuta provvidenzialmente per dissipare alcuni dubbi. Per prima cosa ha chiarito come va accertata l'infrazione.
A) negli uffici pubblici:
il funzionario nominato formalmente ad effettuare la vigilanza ed accertare le infrazioni, deve essere dotato degli appositi moduli di contestazione. Nel caso in cui il funzionario ravvisi gli estremi per intervenire, procederà alla contestazione, compilerà il modulo e consegnerà una copia di questo al trasgressore. Se il trasgressore non dovesse eseguire il pagamento in misura ridotta - entro 60 giorni -, il funzionario che ha proceduto all'accertamento della violazione, presenterà rapporto al Prefetto, con la prova delle eseguite contestazioni e notificazioni.
B) nei locali condotti dai privati:
il proprietario, il conduttore o comunque il responsabile della struttura, ovvero il dipendente o il collaboratore incaricato dai primi, richiamerà il trasgressore all'osservanza del divieto e si occuperà di segnalare l'infrazione ai pubblici ufficiali ed agenti competenti.

Come si paga la contravvenzione.

Il funzionario che ha accertato l'infrazione, ai sensi della vigente normativa, non può ricevere direttamente il pagamento della sanzione irrogata al trasgressore.
Il modulo di contestazione compilato dallo stesso funzionario, deve contenere tutte le indicazioni necessarie per il pagamento della contravvenzione che, a meno di disposizioni regionali disciplinanti in maniera diversa la materia, vanno seguite le modalità appresso indicate:
a) pagamento diretto al concessionario del servizio di riscossione dell'ente in cui è stata accertata l'infrazione, compilando apposito modulo.
Il codice tributo da indicare è il 131 T che indica: "sanzioni amministrative diverse da I.V.A.". Va inserito anche il codice "ufficio", cioè il codice che ogni amministrazione pubblica deve avere e che deve essere stampato sul verbale di contestazione.
b) delega di pagamento alla propria banca, sempre utilizzando lo stesso modulo suindicato.
c) pagamento presso gli uffici postali con bollettino di conto corrente postale intestato a servizio riscossione tributi - concessione di …….
Entro trenta giorni dalla data di contestazione o notificazione della violazione, gli interessati possono fare pervenire all'autorità competente a ricevere il rapporto, degli scritti difensivi e documenti e possono chiedere di essere sentiti dalla medesima autorità.
L'autorità competente, se ritiene fondato l'accertamento determina, con sentenza motivata, la somma da pagare per la violazione e ne ingiunge il pagamento, in caso contrario emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti
In base alla vigente normativa, a chi è stata contestata la violazione, è data facoltà di ricorrere contro la stessa al giudice ordinario territorialmente competente , sia nel caso in cui non abbia fatto ricorso all'autorità competente, sia qualora quest'ultima abbia emanato l'ingiunzione di pagamento della sanzione.

Autorità competente a ricevere il rapporto.


Quando non sia diversamente disciplinato da specifiche normative regionali, si applicano i seguenti principi.
La legge 584/75 (quella che ha introdotto lo specifico divieto di fumo) dispone che i soggetti legittimati ad accertare le infrazioni presentino il rapporto al prefetto.
Questa disposizione deve però essere armonizzata con quanto espresso dalla Corte Costituzionale con una sentenza del 1988, nella quale si dice che non spetta allo Stato indicare gli uffici competenti a ricevere il rapporto quando le violazioni sono attinenti a materie di competenza regionale.
Ne consegue, ha precisato la circolare, che il rapporto va presentato alla regione quando la violazione sia stata rilevata:
a) nell'ambito dei servizi di trasporto pubblico rientranti nella competenza regionale;
b) nell'ambito di luoghi, locali o mezzi sui quali le regioni esercitano competenze proprie o delegate;
c) nell'ambito degli uffici o delle strutture della regione o delle aziende o istituzioni da essa dipendenti.
Il rapporto va presentato all'ufficio provinciale della M.C.T.C. competente per territorio, quando le violazioni siano state rilevate nell'ambito dei servizi di trasporto pubblico di competenza statale, ad esclusione delle violazioni accertate negli ambiti di competenza delle ferrovie dello stato per le quali si applicheranno le norme del DPR 753/80.
Il rapporto va presentato all'ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera ed all'ufficio veterinario di confine, di porto, aeroporto e di dogana interna quando le violazioni siano state rilevate negli ambiti di rispettiva competenza.
In tutti gli altri casi il rapporto va presentato al prefetto.

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